Tutti conosciamo il club dei 27 o cosa iniziò il 18 luglio 1953 o dove i Beatles fecero il loro ultimo concerto, ma la musica che amiamo è fatta di tante altre storie, piccole gemme che hanno reso immortali persone e vite.
Siamo in Italia a Bologna, nell’estate del 1980 esattamente a metà strada tra il goal olandese di Haan, che ci tolse il sogno, e quello di Paolo Rossi con la Polonia, che ci diede la certezza, di una finale mundial.
L’Italia che usciva dagli anni 70 era un patria stanca. tra lotte sociali e ultimi strascichi della strategia della tensione, tra la voglia di grandi raduni, concerti all’aperto, anche e soprattutto gratuiti e i “processi” che venivano fatti ai cantautori italiani. Era un Italia, ma soprattutto una Bologna lacerata da ciò che era accaduto con i movimenti del ’77, con una frattura che sembrava insanabile tra gli amministratori e i politici cittadini e i giovani che, grazie a quel movimento, rendevano la città un’oasi di cultura, fervore, critica, visione e musica.
Sì, perché la politica e la storia ci servono per inquadrare l’argomento di questa Rock pills, ma la protagonista è sempre la musica. Il 1 giugno del 1980 infatti viene organizzato a Bologna un concerto dall’amministrazione pubblica, per cercare di sanare quella frattura con la parte giovane della città o soltanto perché certe cose accadono. Basta una serie di eventi che si mettono in fila gli uni dietro agli altri, in maniera casuale, e BAM: i Clash sono in concerto in Piazza Maggiore, gratis.
I Clash? in concerto? gratis a Bologna? “Mo soccia”, come direbbero tra le strade medievali del suo centro storico.
I Clash venivano da “London Calling”e pubblicheranno poi sul finire di quell’anno l’album “Sandinista”. La band è il centro della galassia del punk rock di quegli anni e lo rimarrà per sempre. L’impegno politico a 360 gradi dei Clash si sposa perfettamente con una città impegnata come Bologna, anche se avere sul palco una band che qualche anno prima (siamo nel 1978) aveva visto il proprio cantante, Joe Strummer, vestire una maglietta con scritte “Rote Armee Fraktion” e “Brigade Rosse” (sì, Brigade, con la d) desta qualche grattacapo ai piani alti dell’amministrazione pubblica cittadina.
Il concerto, come tutti quelli che hanno fatto epoca, è pieno di storie, storielle, leggende. E anche questo è il bello della musica: dalla partecipazione di Ghigo Renzulli, poi nei Litfiba, e di Raf come opening act, agli scontri verbali e non tra fazioni di puri e duri punk nostrani. Nel 1977 Lucio Dalla, che di questa città era figlio prediletto e cantore, ci spiegava che “nel centro di Bologna non si perde neanche un bambino”. Ecco, forse un bambino no, ma Topper Headon sì. Topper Headon era il batterista dei Clash.
La sera precedente i Clash avevano suonato a Nizza, si erano salutati e si erano ripromessi di vedersi a Bologna davanti a un piatto di tortellini (mi piace pensare che abbiano detto così!). Le band di apertura si susseguono, ma di Topper non c’è traccia. Le voci nel backstage iniziano a girare incontrollate: droga, incidente, sonno? Certo, con un telefono cellulare sarebbe stato tutto più facile, ma siamo nel 1980 e quando si dice “ci vediamo lì”, ci vediamo lì e se non arrivi ti aspettiamo. Eh sì ti aspettiamo, ma davanti abbiamo una piazza piena che ruggisce , sono abbondantemente passate le 22.
E allora bisogna fare qualcosa, qualsiasi cosa. Il drum tech fu il primo designato per il cambio, è quasi una prassi nelle sostituzioni volanti durante i concerti, poi la scelta ricadde su George Butler, batterista degli Whirlwind, che avevano appena suonato. George Butler, onesto batterista che proseguirà poi la sua carriera da musicista, viene proiettato sul palco per battere il tempo, dare la dinamica, la forza e l’energia: insomma per essere l’Antognoni di turno, per tornare alla metafora calcistica.
Ok, via, si va. Il concerto inizia e le prime canzoni scivolano veloci. Nessuno si accorge della sostituzione, gli altri membri della band si agitano come al solito, sotto al palco si balla felici. Sì contenti e felici, lì sopra ci sono i Clash. Si poga, si salta sopra e sotto al palco ed è bello così. Certo, la squadra risente del fatto che il suo Antognoni non è proprio lui, ma un mediano qualunque. Intanto, Topper è arrivato a Bologna, si è perso nel centro storico, ma vista la grandezza della città alla fine è arrivato in Piazza Maggiore. A complicare ancor di più le cose c’è la lingua: Topper non sa una parola di italiano e nemmeno chi lo sta accompagnando, figurarsi poi se qualcuno della sicurezza che circonda il backstage conosce l’inglese. Si perde tempo anche lì, siamo già alla settima canzone.
Poi, finalmente, in un momento di distrazione, Topper si infila nel retro palco, sale le scale e gli occhi di Joe Strummer si illuminano. Via, cambio, esce Bettega ed entra Paolo Rossi. Un buon attaccante sostituito dal campione: ecco, arriva il campione, il concerto esplode, sale di livello, fuoco ai cannoni, a quelli di Brixton, a quello di Filopanti, a quelli di una città intera. Bologna è mundial La scaletta prosegue con un’altra ventina di canzoni, porta in estasi una generazione memore di aver fatto e vissuto la storia. Bologna potrà andare a letto felice.
Questa era la storia di come Topper Headon si perse a Bologna, questa è la storia della musica. Alla prossima. Ciao!

