Su Apple Music c’è un podcast condotto da Nile Rodgers intitolato “Deep hidden meaning radio with Nile Rodgers“. In questo podcast, il mega-producer di Chic, Madonna, Bowie, Diana Ross, Duran Duran e chissà quanti altri, intervista suoi colleghi produttori e musicisti. Ovviamente parlano di musica, ed è bellissimo.

La differenza evidente tra queste interviste e quelle a cui siamo abituati consiste nel fatto che si tratta di una conversazione alla pari. L’intervistatore non è un giornalista e l’intervistato non sta facendo una marchetta per promuovere il suo ultimo disco. Nessuno dei due si annoia. Chiacchierano tra amici. Essendo, inoltre, entrambi molto competenti sull’argomento trattato, le domande e le risposte sono spesso un po’ più tecniche, comunque più spontanee, quasi mai banali.

Tra gli intervistati: Paul McCartney, Rod Stewart, Graham Nash, Dave Stewart, The Edge, Lindsey Buckingham e altri meno noti – musicisti e produttori – ma forse ancora più interessanti per i loro racconti degli aspetti meno conosciuti della produzione di un disco: Richie Sambora (chitarrista di Bon Jovi), Andrew Watt (produttore di Justin Bieber, Miley Cyrus, Ozzy Osbourne, Pearl Jam…), Ryan Tedder (Adele, Beyoncé, Lady Gaga), ecc.

Consiglio a tutti gli appassionati di musica di ascoltare il podcast. Ha il difetto, per i non anglofoni, di essere in inglese e magari qualcosa sfuggirà anche a chi mastica un po’ la lingua, ma vale la pena sforzarsi.

Una delle interviste più simpatiche è quella a Ryan Tedder, che in questa occasione parla per qualche minuto della sua esperienza come autore e produttore di Rumour has it di Adele. Di questo spezzone si trova anche il video, su Apple music, a questo indirizzo: https://music.apple.com/us/post/1616194403

Trovando il video piuttosto interessante, e non essendo accessibile a tutti per motivi di abbonamento o di lingua, lo traduco qui. La traduzione è libera, ma ho cercato di mantenere il più possibile il tono originale. Ovviamente, il contenuto rispecchia l’originale.

C’era una canzone dei Radiohead da cui ero ossessionato, che fa così (prende la chitarra e ne accenna il ritmo). Non volevo copiare i Radiohead, ma mi piaceva quel ritmo e l’ho fatto ascoltare ad Adele, che non conosceva per niente i Radiohead, la quale istantaneamente si è messa a cantare su quelle note quello che sarebbe diventato Rumour has it.

Ora vi dico una cosa che non ho mai raccontato in un’intervista.
Adele aveva deciso che il produttore dell’album sarebbe stato Rick Rubin. Dunque mi dice: “non preoccuparti della produzione; registra giusto una buona demo”, ma me lo dice solo a fine giornata! Avevamo già quasi finito la canzone, ma mancava ancora il middle eight (la parte centrale della canzone che si stacca dalla struttura strofa/ritornello; nel pezzo comincia intorno a 2’15” – NdT).
Adele dice dunque “finisci tu la canzone, scrivi il middle eight e domani quando ci rivediamo canto la versione demo da mandare a Rubin. Non lavorarci troppo, eh! Rick Rubin produrrà l’intero album, penserà lui all’arrangiamento definitivo”.

Io sono rimasto pietrificato. “Cosa?! Non avevo idea… Sono io il produttore, no?”

Cioè, dio benedica Rick Rubin. Lui è tipo Obi One Kenobi, ok? Però ci sono rimasto male. Così – e questa è la parte divertente – decido di fare il middle eight più difficile e irriproducibile possibile. Ho letteralmente spento il metronomo e tutti i riferimenti ritmici e ho suonato completamente fuori tempo, liberamente, e se senti quel middle eight è il più strano e improbabile stacco che ci potrebbe aspettare.

E gli accordi… non ho neppure idea di quelli accordi io abbia usato. Guardavo la tastiera e pensavo: qual è l’accordo più difficile che possa suonare? Mettevo le dita sulla tastiera quasi a caso, usando inversioni, sospensioni, e programmo gli archi più pazzi, aggiungo persino un piano che fa una parte honky tonk alla Scott Joplin… Una cosa assolutamente impossibile da replicare, per chiunque, anche per Rick Rubin!

Insomma, mando la demo al management di Adele. Lei è estremamente soddisfatta. Due giorni dopo viene in studio a cantare il pezzo. Dice “ok, facciamo una prova di riscaldamento”. Io, per sicurezza, anche se è solo una prova, la registro. Ora, io lo so che a te (Nile Rodgers) è capitato di vedere queste cose, ma a me non era mai successo. Adele canta UNA VOLTA, dall’inizio alla fine, ed è la versione che si sente su disco. Niente autotune, niente rifacimenti. In studio eravamo tutti a bocca aperta!

La canzone è finita e la invio a chi di dovere perché venga risuonata e prodotta. Per sei mesi non ne sento più parlare. Poi arriva una telefonata da Adele. Mi dice: “puoi mandarmi i file di Rumour has it? Vogliamo mixare la tua versione”.
Io chiedo “ma… cos’è successo con Rick? Cioè, non è lui il produttore dell’album?”
E lei risponde: “è successa una cosa strana… Quel middle eight… be’, it’s fucking impossible da arrangiare!”

Le mando i file, la canzone esce sull’album in quella versione e io sono stato nominato ai Grammy come migliore produttore dell’anno, per quella canzone!

E tutto è nato dal fatto che ero molto arrabbiato e – io adoro Rick Rubin, ma ho fatto di tutto per rendergli la vita difficile. E questa è la storia di Rumour has it.